Passione o Malattia – Il calcio è davvero solo di chi lo ama?

Perché si parla, si scrive, si legge, si respira di CALCIO

Nel corso della sua vita ognuno di noi, indipendentemente dal sesso, tra le milioni di domande che si pone c’è quella fatidica del perché di tanto infervorimento per il “pallone”.

Di primo acchitto ci si porta a rispondere per “spirito di competione”, “per rivalsa”, “per appartenenza”…

Si può dare una risposta al perché ci si accanisce per una “palla” alla quale dietro 22 scalmanati e ancora dietro milioni di persone corrono o… “inseguono come afferrare chissà quale sogno”?

Il tifoso è davvero come il giocatore di cavalli menzionato nel celebre film “Febbre da cavallo”, un misto, un frullato di roba, un’incosciente, un ragazzino, un dritto, un fanatico, un credulone, uno che passa sopra a tutto e sotto a tutto… solo per poter dire ho vinto? Come se a vincere fosse lui da solo? Ebbene Si!! La risposta è una ed unica: PASSIONE, perché di questa trattasi.

Non è ancora dato per certo se sia innata col primo calcio ad una sfera o tramandata il giorno il cui il tuo genitore, ti da in mano un pezzo di carta con dei strani segni e ti spedisce alla ricevitoria a giocarla, ma fatto sta che una volta che nei stato contagiato, la porti avanti e la difendi tutta la vita.

È per questo che oggigiorno ci infervorisce, ci impegna, ci occupa e molte volte ci tiene lontano miglia da quelli che forse sono i veri e reali problemi.

Passione è un ritrovo, un bar dello sport, dove ognuno si sente libero, dove ognuno si chiude alle spalle la porta di casa e da sfogo alle sue più recondite frustrazioni o gioie.

L ‘unico figlio maschio di un uomo, che di figlie ne ha avute tre, quella che ti porta dal barbiere anche solo per parlare di calcio e per quanto uno lo voglia mascherare o nascondere è quel che vive in ognuno di noi adesso.

Perciò viviamocela questa Passione in ogni forma e sfaccettatura che possa avere, perché quando la vita ti spiazza e decide di mettere in ballo tutto il mazzo di carte ti fa tirare fuori l’asso dalla manica.

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